INTRODUZIONE
Mi chiesero se fossi disponibile a “lavorare” con gli ultrà. Risposi di sì senza neanche pensarci. Non vi dirò né l’anno né i luoghi, perché quello che vi racconterò non diventi pretesto per ulteriori diffamazioni a danno degli ultrà, del loro mondo che non è né peggio né meglio di quelli con cui confina. Sono testimoni di una fede catacombale, una faccenda per iniziati, con riti e liturgie, oltre trent’anni di storia alle spalle e illustri parentele non dichiarate, altro che chiacchiere su incorreggibili trouble makers sottoproletari e sottosviluppati. Vi dirò del giorno in cui capii che la Curva non era uguale dappertutto. E fu un giorno speciale. Sono stati mesi duri, trascorsi sui pullman e sulle gradinate, a scrutare quelle persone che vivono solo per la curva e che ad essa consegnano i migliori anni della loro vita.
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Gli ultras sono cattivi. Sono la metà oscura del cielo del calcio giocato. L’osceno orrido della civiltà. Gli ultras sono il parafulmine dei benpensanti, dei borghesi, dei bottegai, dei professionisti, delle massaie, dei giornivendoli pennaioli, degli sbirri in cerca di vittime. Gli ultras sono la fogna a cielo aperto degli stadi. L’icona della violenza cieca e irrazionale. Io credo di sapere che gli ultras hanno diritto ad avere una storia alle spalle. Ed io il diritto di scrivere un libro su di loro. Con loro. Per loro. E questo è il libro che avete in mano. Questo libro nasce da esperienze personali, racconti orali, articoli di giornale, libri, di scritti esistenti e di memorie che vagano nel vento. Questo libro racconta storie di ultras e non solo, che sono legati nel loro tragico destino comune dal fil rouge di aver vestito per una volta, forse quella definitiva, per scelta, necessità, casualità o consuetudine, i panni del cane sciolto. Di colui che è fuori dal gruppo. Colui che viaggia da solo e pertanto ne gode dei benefici e delle ineluttabili conseguenze drammatiche. Sono storie di cani sciolti. Semplicemente
L’ultima frontiera della repressione e del controllo negli stadi italiani si chiama “carta del tifoso”. Secondo quanto detto dal ministro degli Interni, Roberto Maroni, la carta dovrà essere introdotta obbligatoriamente entro il prossimo campionato da tutte la squadre professionistiche. Introdotta nel nome della sicurezza negli stadi, altro non è che l’ennesima grave limitazione delle libertà dell’individuo. Se, per fortuna, ancora esiste nel nostro paese un fronte di resistenza contro l’annunciata volontà del governo di dar vita a schedature di massa (ad esempio quella nei confronti dei bambini rom), gli stadi dimostrano ancora una volta di essere la zona franca in cui è possibile sperimentare qualsiasi misura di controllo e repressione grazie anche al consenso, senza “se” e senza “ma” della cosiddetta opinione pubblica. Se ci pensiamo bene, un’azione di schedatura aprioristica per poter esercitare un proprio sacrosanto diritto qual è quello di poter assistere o meno ad un evento è illiberale e antidemocratico.
Questo non è un libro sugli ultras, un testo sugli animali. Un libro sugli ultras è inevitabilmente destinato a fallire come qualsiasi fiction che pretenda di rappresentare la realtà. Qui cerchiamo di fare esattamente l’opposto, invertendo soggetto e oggetto. Questo è un libro sul calcio moderno: al centro dell’interesse sono i poteri e le istituzioni che governano il gioco, l’economia che lo ristruttura completamente, i conflitti che lo attraversano. È così una controinchiesta, una prima descrizione dei meccanismi di potere che, trasformando il calcio, trasformano ben più delle regole di un gioco. A scriverlo è innanzitutto chi negli ultimi anni ha vissuto sul campo queste grandi mutazioni, osteggiandole e cogliendole nella loro complessità. La convinzione che accomuna gli autori è che lo stadio, nell’epoca del calcio moderno, sia lo specchio delle nostre città e dell’Italia intera: lo stadio non è solo un luogo di passione e intrattenimento, ma un luogo di comprensione del mondo. Vi si dispiega in forme rivelatrici la costruzione di un laboratorio sociale ed economico inedito, capace di spingersi al di fuori dei propri confini. Potremmo considerarlo un’officina del potere.